Campi di ricerca

Formazione Educatori

Realizza la scuola che sogna chi crede nell’educazione

Educatori

/e·du·ca·tó·ri/
sostantivo maschile plurale

Chi educa, e soprattutto chi per vocazione o per professione compie l’ufficio di educare i giovani. Talora ha il significato di docente o quello di pedagogista.

“Il maestro nuovo, insegnando, impara. E si fa sempre più buono, più sapiente, più umile, più grande nell’opera sua”.

Giuseppina Pizzigoni

G. Pizzigoni, Linee fondamentali e programmi e altri scritti, 1956, 301.

CAMPI DI RICERCA

La formazione degli educatori e dei maestri

Secondo Giuseppina Pizzigoni il maestro si prepara ad una conoscenza della psicologia infantile, individuale e collettiva; sviluppa una attitudine a vivere la vita del mondo piccino; si forma una mente che si volge alla conoscenza della natura e della vita sociale e nazionale; riconosce il valore del metodo nello svolgimento delle varie scienze; nutre un grande interesse per l’infanzia considerata in se stessa, nel suo continuo svolgimento e nell’avvenire al quale parteciperà degnamente.

Questi sono considerati i caratteri indispensabili alla formazione del maestro della scuola veramente rinnovata. Siamo in presenza di una visione pedagogica nella quale è fondamentale vedere il bambino rivolto al mondo, impegnato nella vita, attivo in un contesto di sviluppo, creatività, gioia, interesse.

La discepola Sara Bertuzzi accoglie questa lezione e la propone alle sue colleghe che ricordano come entrando nella scuola dell’infanzia del metodo sperimentale trovarono un “vero maestro nuovo” colto e curioso del mondo e della vita, rispettoso della personalità del singolo, entusiasta di sperimentare con i suoi piccoli allievi i vari aspetti della conoscenza.

METODO PIZZIGONI

Interessare il bambino rispondendo alla sua curiosità

Era necessario formare gli insegnanti all’arte di saper interessare il bambino. Questo significava essere capaci di occuparlo. Interessare il bambino voleva dire alimentarne la curiosità e rispondere adeguatamente al suo desiderio straordinario di movimento. Agire è vivere e tutto prende forma nel suo essere e divenire continuo accolto in un ambiente che, sin dalla sua architettura, abbraccia l’idea di educazione e di scuola che si fa progressivamente strada.

MATERIALI PEDAGOGICI DIDATTICI

L’indicazione metodologica di base e compito delle educatrici

Per educare il bambino secondo il Metodo Sperimentale è necessario attenersi agli interessi immediati, spontanei o indotti, sollecitando esperienza ed espressione, in un clima di attività vivificatrici e costruttive, tenendo sempre presenti i bisogni dei bambini e favorendo le loro scelte.

L’impegno delle educatrici è di cercare di far convivere due atteggiamenti che sono solo in apparenza antitetici, ed invece sono da intendere come fautori di libertà, di apertura mentale e di spirito critico. Il primo atteggiamento riguarda l’esigenza di ricercare la verità dove essa è inequivocabile, evidente, da non poter mettere in dubbio. Il secondo atteggiamento concerne l’accettazione della pluralità delle opinioni.

Come rileva Sara Bertuzzi, il compito delle educatrici è soprattutto quello di creare le condizioni propizie a far emergere l’interesse e ad attivare manifestazioni di gioia, di sorpresa, all’espansione del lirismo proprio del bambino, cercando di tradurre gli entusiasmi in scoperte, esperienze, verifiche costanti, acquisizioni continue.

Il materiale pedagogico custodito e valorizzato dal Fondo Pizzigoni è di varia provenienza distinguibile in:

a) quello originario di Giuseppina Pizzigoni come perle, album per il ritaglio e per la sovrapposizione delle figure geometriche;

b) quello presente nell’ambiente naturale come piante, bacche, rametti, foglie, cortecce, sassi e tutto quello che i bambini portano dal giardino, le loro tasche sono sempre pienissime;

c) quello predisposto dalle educatrici come burattini, giocattoli, colori, figurine, giornale, giornalone, calendario, creta, pongo, plastilina, rafia, stoffa, polistirolo espanso, carrello della sabbia, cartoline, diapositive, quadri e riproduzioni di opere d’arte, copioni per il teatro.

Tutto il materiale è collocato sui tavoli per le successive operazioni di discriminazione, classificazione e seriazione, o sul vassoio del carrello della sabbia per la costruzione di paesaggi per l’ambientazione di storie.

L’impostazione sperimentale del lavoro

Il lavoro nella scuola con i bambini mette in primo piano il rapporto con il mondo naturale e chiede alle educatrici di vivere autenticamente tale rapporto per individuare la ricchezza e le potenzialità in esso contenute. La partecipazione dei bambini alla vita del mondo naturale si riassume in tre momenti: lirico, di conoscenza, di amore e rispetto.

Il momento lirico riguarda la poesia e la verità delle cose che incantano il bambino che generalmente esprime il suo stupore con l’esclamazione “Che bello!”.

Il momento di conoscenza è quello dell’esperienza, caratterizzato dalle sollecitazioni dell’educatrice, dalle associazioni mentali, dai confronti tra oggetti, scegliendo i criteri di analisi.

Il momento di amore e di rispetto si manifesta conoscendo la verità, partecipando affettivamente alla vita vegetale e animale si matura un senso di amore e di rispetto per ciò che s’impara a conoscere da vicino.

La materia prima per educare è nella natura

Dall’osservazione costante di piante, fiori, cielo, nuvole, condizioni meteorologiche e animali nascono le proposte che scaturiscono dalle esperienze sensibili, dirette del bambino, dal susseguirsi delle opportunità di percorsi esperienziali molteplici, dal ripetersi di azioni come il vedere, il toccare, l’odorare.

Tali percorsi esperienziali sollecitano in ciascun alunno le capacità d’intuizione, le capacità creative e quelle intellettive, insieme alle capacità di associare, di confrontare e di discriminare.

Per rendere valido il rapporto tra bambino e natura, sia a livello del singolo bambino che a livello di gruppo, si procede offrendo sollecitazioni dosate per tempo di presentazione e per intensità, evitando bruschi passaggi intellettuali ed emotivi.

Come nota Giuseppina Pizzigoni, senza sforzo “ogni individuo si fa regola da sé nell’apprendimento, pur seguendo un ordine nell’apprendere” (G. Pizzigoni 1931, 32).

LETTERATURA PEDAGOGICA

L’intuizione del Metodo Sperimentale

Giuseppina Pizzigoni traccia le linee fondamentali del Metodo Sperimentale ispirandosi a diversi studiosi e tra di essi predilige coloro i quali conducono la riflessione teorica intorno alla concretezza dell’istruzione. Tra gli altri cita volentieri Comenio, Galileo, Rousseau, Pestalozzi, Spencer, Ardigò, De Dominicis,

La ricerca del Metodo Sperimentale come unico possibile per una scuola che si rinnovi nasce intorno al 1883, epoca nella quale una parte degli intellettuali attenti alla formazione degli insegnanti avverte la contraddizione palese tra una preparazione a priori dei maestri istruiti nella Scuola Normale e l’esigenza di rendere la scuola ambiente nel quale prevalga l’attività e il fare.

Una scuola che educasse i sentimenti e la volontà, oltre che l’intelligenza, si poteva proporre tracciando un “nuovo piano di educazione sociale”, avvertito dalla dirigenza scolastica quale svolta efficace già presente nei Programmi del 1888 di Aristide Gabelli. Né va trascurato che il famoso testo su Il metodo d’insegnamento nelle scuole elementari d’Italia appariva già nel 1880 con il titolo originario Delle abitudini intellettuali che derivano dal metodo intuitivo e dell’opportunità di adoperarlo nelle Scuole Italiane più largamente che non sia si fatto fino a ora, accennando ai mezzi più facili e meno costosi per conseguire tale intento. Si trattava della relazione presentata dal Gabelli a Roma nell’XI Congresso Pedagogico italiano, proprio nella sezione degli Asili e dei Giardini dell’infanzia e delle scuole elementari.

Pensatore critico e ricercatore della verità del reale, Gabelli parla di stretto legame tra la scuola e la vita. Il segreto di una buona scuola è nel non creare fratture tra quanto appreso dal bambino dalla natura prima di fare il suo ingresso nella classe scolastica e quanto potrà imparare sui banchi. L’insegnamento che produce profitto è quello che continua l’opera della natura e considera quanto il bambino apprende con interesse.

Il rinnovamento della pedagogia della scuola

Nel 1899 Ugo Pizzoli (1863-1934) medico, psicologo e pedagogista, fonda il Laboratorio di pedagogia scientifica che nel 1907 è annesso all’Accademia scientifico-letteraria di Milano, con direzione dello psichiatra Zaccaria Treves, medico tra i maggiori sostenitori e soci fondatori della Rinnovata.

Il Laboratorio di pedagogia scientifica, noto per i corsi di formazione degli insegnanti è frequentato dalla stessa Giuseppina Pizzigoni. La pedagogista entra in tal modo nel gruppo dei maestri dediti all’indagine scientifica e porta il rinnovamento nella pratica della scuola, ideando appunto la Rinnovata.

L’attività del laboratorio di Pizzoli a Milano è segnala tra i cultori della sperimentazione pedagogica come Wilhelm August Lay ed è considerata una delle più fiorenti in Europa.
È interessante notare la contemporaneità delle iniziative a Milano rispetto all’avvertita necessità di rendere l’insegnamento aderente ai bisogni dell’infanzia e alla conseguente urgenza di formare adeguatamente gli insegnanti.

Giuseppina Pizzigoni cita passaggi esemplificativi del Metodo da introdurre nella scuola, riprendendo da Herbert Spencer il concetto della preparazione dell’uomo ad una esistenza quanto più possibile completa e da Aristide Gabelli l’idea della formazione delle teste ben fatte in modo che sappiamo pensare e verificare i fatti e poi trarre le conseguenze delle osservazioni.

I fondamenti scientifici intramontabili nella scuola dell’infanzia

L’insegnamento oggettivo, il Metodo Sperimentale, l’esperienza psico-fisica dello scolaro, i laboratori, la scuola all’aperto, la formazione del carattere del bambino sono gli aspetti originali della Rinnovata, che si oppongono al verbalismo, allo studio per l’esame più che per la vita, alla collezione di parole invece che ai fatti da osservare.

Il riferimento a Leonardo e a Galileo, ad Aristide Gabelli e al positivismo italiano è chiaro (Roberto Ardigò, Saverio De Dominicis), così come è evidente il richiamo all’idealismo nel riconoscimento dell’idea pedagogica che sprigiona la concezione pedagogica “universalmente attuata” e che fonda il rinnovamento sul “principio di Verità” costituito da idee e cose, spirito e corpo.

Questa eredità, raccolta da molte insegnanti, trova in Sara Bertuzzi una realizzazione unica e rara, testimoniata dalla puntuale e chiara documentazione pervenuta al Fondo Pizzigoni.

In tal senso, riteniamo che Giuseppina Pizzigoni e Sara Bertuzzi diano un contributo teorico e pratico ineliminabile alla fondazione del discorso scientifico della scuola dell’infanzia nell’Italia dell’ultimo secolo; rileviamo inoltre che il Metodo Sperimentale, essendo un progetto di rinnovamento continuo, assicura una fisionomia intramontabile alla pedagogia della scuola.

Materiali pedagogici Metodo Pizzigoni | Fondo Pizzigoni Scuola dell'Infanzia
Materiali pedagogici Metodo Pizzigoni | Fondo Pizzigoni Scuola dell'Infanzia

DIARI, RELAZIONI, MANOSCRITTI

Le allieve dirette di Giuseppina Pizzigoni

Nel 1953-54 Sara Bertuzzi, grande ammiratrice e seguace della pedagogia di Giuseppina Pizzigoni, svolge il suo tirocinio presso la Scuola Rinnovata. L’attività è organizzata all’interno del Corso di formazione sul Metodo Sperimentale.

Dai Diari della giovane maestra Bertuzzi, minuziosamente scritti, compare lo zelo della giovane tirocinante, attenta nell’osservazione di come le insegnanti più anziane annotavano con maestria e tatto tutto quello che era significativo raccogliere e studiare per meglio orientare lo sviluppo dei piccoli della scuola che allora si chiamava “materna”.

Una supervisione eccezionale

Il dato per noi particolarmente interessante è costituito da fatto che Sara Bertuzzi durante il tirocinio alla Rinnovata è seguita da una un insegnante veramente eccezionale. Si tratta di Piera Parmigiani, a sua volta allieva diretta di Giuseppina Pizzigoni.

Il passaggio del sapere pedagogico dalla maestra fondatrice della Rinnovata alla fedelissima Piera e poi a Sara rappresenta una continuità senza interruzioni nella applicazione del Metodo Sperimentale. Alla tirocinante si chiede di scrivere ogni giorno la relazione di tirocinio, riportando quello che insegna, come educa, i caratteri di bambine e bambini, la descrizione del piano di lavoro, i contenuti e i metodi usati a scuola.

Le varie proposte di ricerca e di lavoro dovevano dimostrare la capacità manuale, l’ampiezza di creatività della futura educatrice. Non c’era nulla da copiare, bisognava creare le proposte mostrando di saperle sintonizzare con gli interessi dei bambini.

Il tirocinio formativo

Leggendo i manoscritti e i quadernoni nei quali le insegnanti narrano il tirocinio alla Rinnovata, si notano l’attenzione con cui le giovani scrivono le relazioni e la cura con cui osservano i bambini, cercando di dare ai vari comportamenti un valore significativo, rispetto all’ambiente, alla spiritualità, alla collegialità, alla convivenza civile.

Non troviamo tanto citazioni dirette ai testi studiati, piuttosto appare implicito il riferimento alla Pizzigoni. Lo spirito dell’educatrice fondatrice si avverte in ogni pensiero ben trascritto e commentato.

I testi delle relazioni sembrano pennellate di colore sull’esperienza alla Rinnovata. L’intenzionalità scientifica fa da sottofondo e resta nello scenario, per poi diventare un obiettivo gradualmente rivelato.

La gioia è una necessità del bambino

Sara Bertuzzi scrive di aver sempre pensato ad una necessità nell’educare bambini di 3-4-5 anni. La necessità di offrire al bambino un ambiente lieto e sereno.

L’adulto cerca la gioia nella sua vita. Ci accorgiamo che tutti desiderano vivere felici in ogni età della vita. La privazione di questa importante condizione esistenziale non fa smettere di sperare che la gioia torni.

Nel bambino la gioia è ancora più vitale, il bambino non può farne a meno. Se viene privato del suo anelito alla felicità, riceve un danno grave che si ripercuote sulla sua crescita. L’adulto può razionalizzare la perdita della gioia, il bambino la subisce e ne viene affranto.

Materiali pedagogici Metodo Pizzigoni | Fondo Pizzigoni Scuola dell'Infanzia

PROVA ATTITUDINALE E VALUTAZIONE

Valutazione degli insegnanti: la svolta di un’epoca

Negli anni intorno al 1987 avviene una inversione di tendenza nella valutazione dell’insegnante accolto nel Corso di formazione alla pedagogia di Giuseppina Pizzigoni.

Il momento è da ricordare poiché indica il trapasso dall’epoca della attenzione alla formazione come processo all’epoca della concentrazione sugli strumenti di valutazione della maestra. La nuova tendenza è interessata a raccogliere informazioni su chi andrà ad insegnare e a trascurare quel percorso formativo delle insegnanti fino ad allora considerato molto rilevante.

Percorso al quale Giuseppina Pizzigoni aveva dedicato molto impegno per aiutare le colleghe ad insegnare, secondo il Metodo Sperimentale. Nel 1931 aveva scritto “Le mie lezioni ai maestri delle scuole elementari d’Italia” per infondere nelle giovani maestre la sua passione e la sua fede nell’educazione.

Prova attitudinale e questionario d’ingresso

La prova attitudinale e il questionario d’ingresso per essere allieve del Corso Pizzigoni precedono la relazione finale di valutazione dell’insegnante. I due strumenti portano nella perdita del valore assegnato al quadro teorico nel quale l’insegnante presentava il Metodo Sperimentale.

Sara Bertuzzi si mostrava piuttosto critica verso questo cambiamento che sminuiva la formazione e indeboliva la spinta alla ricerca scientifica in pedagogia. Solo in parte le relazioni finali delle tirocinanti entravano nel cuore del Metodo Sperimentale.

La valutazione dell’insegnante

La Prova attitudinale di ammissione al Corso Pizzigoni di formazione verteva su sei domande intese a dimostrare la preparazione pedagogica e scientifica delle corsiste.

Ogni candidata doveva dimostrare:
1. il possesso di una certa capacità comparativa nella valutazione di almeno due metodi, della Montessori e delle Agazzi, a partire dal materiale didattico esaminato e più diffuso;
2. l’attenzione al dibattito pedagogico in corso sull’anticipo dell’età scolare;
3. la conoscenza precedente del pensiero di Giuseppina Pizzigoni;
4. il valore assegnato all’educazione artistica nella scuola materna;
5. la consapevolezza del fitto dibattito critico intorno al metodo della Rinnovata;
6. la cura del proprio aggiornamento sulle tematiche della scuola contemporanea.

Le domande e avrebbero potuto far emergere, accanto alla dimensione attitudinale adeguata per l’ammissione al corso, anche la formazione pedagogica e scientifica delle insegnanti corsiste.

Di fatto, sempre meno le riflessioni delle studentesse si concentravano sui caratteri propri del Metodo Sperimentale. L’attenzione era invece su luoghi comuni ed aspetti superficiali che non entravano nella specificità del Metodo. Progressivamente i Corsi di formazione al Metodo Pizzigoni sono stati interrotti per diverse ragioni culturali. Solo di recente compaiono come preparazione post universitaria, come nel caso del Corso Pizzigoni offerto dal Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Roma Tre.

CAMPI DI RICERCA

Le cinque macro aree di ricerca del Metodo Pizzigoni

I campi di ricerca del Metodo Pizzigoni possono essere raggruppati, per finalità didattiche oltre che di ricerca, in cinque macro aree di approfondimento.

Metodo Sperimentale

Il metodo sviluppato dalla Pizzigoni per il rinnovamento profondo della scuola e della pedagogia.

Contesti di apprendimento

Scoprire, osservare, sperimentare, pensare, lavorare, creare. La scuola è il mondo, e il mondo è la scuola.

Scuola all’aperto

L’apprendimento intuitivo e scientifico inizia dall’esperienza a contatto e alla scoperta di spazi aperti naturali.

EdUCAZIONE artistica, estetica, etica

La pedagogia è arte dell’educazione, e allo stesso tempo è anche il seme dell’idea estetica che forma il senso etico.

Formazione degli educatori

Pensiero pedagogico ed esperienza alle basi del rinnovamento della scuola avviato dalla Pizzigoni.