GLI STUDI

Sara Bertuzzi

Creatrice e massima esperta del Metodo Sperimentale nella scuola dell’infanzia

Educatrice, formatrice e pedagogista italiana (1922-2016).
Allieva e discepola di Giuseppina Pizzigoni.
Collaboratrice del Fondo Pizzigoni.

“È mia costante preoccupazione non sostituirmi mai al bambino. Invito ciascuno a parlare di sé, a raccontare fatti, avvenimenti inerenti alla vita familiare”.

Sara Bertuzzi

Sara Bertuzzi (1922-2016), discepola di Giuseppina Pizzigoni (1870-1947), mostra la persistente rilevanza della scelta pedagogica originaria basata sul Metodo Sperimentale ideato dalla fondatrice della Scuola Rinnovata Pizzigoni di Milano.

Sara Bertuzzi è riconosciuta dall’Opera Pizzigoni, da dirigenti ed esperti del metodo sperimentale della Scuola Rinnovata Pizzigoni di Milano, come l’unica esperta nell’applicazione del Metodo nella scuola materna, oggi scuola dell’infanzia.

Insieme a Piera Parmigiani, diretta collaboratrice di Giuseppina Pizzigoni e della stessa Sara Bertuzzi, giunta un decennio successivo, furono colleghe alla Rinnovata Pizzigoni e furono tra le migliori continuatrici del Metodo Sperimentale Pizzigoni nella scuola materna.

Insieme, hanno sviluppato la propria formazione ma anche la formazione e preparazione di nuovi insegnanti nei corsi specifici destinati allo scopo.

FONDO PIZZIGONI

La donazione di Sara Bertuzzi al Fondo Pizzigoni

Dal 2004 è cominciata l’attività di ricerca, raccolta, catalogazione, studio e formazione intorno al Metodo Sperimentale Pizzigoni, importante realtà pedagogica che attraversa la scuola italiana da oltre un secolo ed è ora conosciuta a livello internazionale. Sara Bertuzzi fu allieva solerte ed attenta nel corso Pizzigoni del 1956, formandosi con la guida competente di Piera Parmigiani, a sua volta allieva di Giuseppina Pizzigoni.

Sara Bertuzzi narra nei suoi Diari l’iter di preparazione all’insegnamento durante un tirocinio molto rigoroso. All’insegnante in formazione era richiesto di scrivere quotidianamente una relazione con le osservazioni relative all’esperienza in atto. Le varie proposte di ricerca e di lavoro dovevano dimostrare la capacità manuale, l’ampiezza della creatività della futura educatrice.

Sara Bertuzzi ha donato al Fondo Pizzigoni le prime relazioni del 1953-54 e due Diari del 1956 che recano il visto con la firma della Parmigiani. Leggendo i manoscritti e i grandi quaderni nei quali le insegnanti narravano il tirocinio alla Rinnovata, si notano l’attenzione con cui le giovani scrivevano le relazioni e la cura con cui osservavano i bambini, cercando di dare ai vari comportamenti un valore significativo, rispetto all’ambiente, alla spiritualità, alla collegialità, alla convivenza civile.

Non vi erano tanto citazioni dirette ai testi studiati, piuttosto restava implicito il riferimento alla Pizzigoni. I testi sembrano pennellate di colore sull’esperienza alla Rinnovata, e si mantengono lontani da una intenzionalità scientifica manifesta. Nella relazione di Sara Bertuzzi si legge:

Ho sempre pensato alla necessità di offrire al bambino un ambiente lieto e sereno, perché, se l’uomo anela alla gioia in ogni sua età e solo con la ragione può accettarne la privazione e ciò nondimeno spera e si attacca alla speranza quanto più essa svanisce, il bambino essendo essenzialmente ricettivo ed incapace di riportare a cause superiori lo svolgersi degli avvenimenti, non può esserne privato senza grave danno per la sua crescita.

Non che, col pretesto di offrirgli la gioia si debba ammannire al bimbo tutto il comodo. È l’errore in cui spesso incorre la madre per eccesso d’amore e d’educatrice se non sa trovare la giusta misura nella fusione del sentimento materno e dell’intendimento educativo. Ho trovato questa fusione alla Scuola Rinnovata.

Anticipo qui una conclusione a cui sono giunta dopo molte osservazioni e raffronti” (S. Bertuzzi 1953-54, 1).

SARA BERTUZZI

Sara Bertuzzi: Cenni biografici (1922-2016)

Sara Bertuzzi ha frequentato il Corso di differenziazione didattica Metodo Pizzigoni, il Corso per Sordomuti ed altri, ed è stata infermiera volontaria nella Croce Rossa Italiana. Si è dedicata agli insegnamenti artistici, tra i quali emergeva la musica. Ha svolto trentotto anni di servizio nelle Civiche Scuole Materne di Milano. Dieci, dei venti anni di impegno come educatrice, sono stati vissuti nella Scuola Rinnovata Pizzigoni.

Per il resto della carriera, Sara Bertuzzi è stata Dirigente delle Scuole Materne di via Don Gnocchi e di via Capecelatro; quest’ultima denominata Scuola Speciale per bambini motulesi e cerebrolesi ed inserita nell’Istituto Pro Juventute Don Gnocchi. Promotrice ed organizzatrice di una delle prime esperienze italiane di gemellaggio tra le due scuole con l’introduzione, l’attualizzazione, e l’approfondimento del Metodo Pizzigoni.

Sara Bertuzzi ha contribuito alla redazione della Scheda di osservazione del bambino, con la supervisione dell’Istituto di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano, e delle Prove dello Sviluppo Cognitivo, elaborate con il Centro Innovazione Educativa di Milano. Incaricata al Corso Magistrale Pizzigoni per didattica, lavoro, tirocinio e presso la Scuola Magistrale Ortofrenica Istituto Toniolo dell’Università Cattolica di Milano per Educazione linguistica, logico-matematica e tirocinio.

Materiali pedagogici Metodo Pizzigoni | Fondo Pizzigoni Scuola dell'Infanzia

TESTIMONIANZA

Giuseppina Pizzigoni e l’educazione infantile con le parole di Sara Bertuzzi

“Ho trascorso 38 anni, dal 1948 al 1986, con i bambini, nelle Scuole materne del Comune di Milano. Dal ’48 al ’56 prestai sevizio in diverse scuole e accumulai perplessità e disappunto per il modo di condurre il lavoro educativo che vedevo mettere in atto un po’ dovunque. Mi appariva riduttivo, banalizzante e soprattutto, non rispettoso del bambino.

Mi avvicinai al pensiero della Montessori e mi affascinò; ma quando, nel 1954, frequentai il Corso di differenziazione didattica secondo il Metodo Pizzigoni ebbi una ‘vera e propria folgorazione’. Finalmente conoscevo un metodo in cui il rispetto e la valorizzazione del bambino, la libertà, la spontaneità, la creatività, l’apprendimento attraverso l’esperienza a contatto con il mondo naturale, erano i cardini del lavoro educativo.

Occorreva approfondirlo, ripensarlo, attualizzarlo e questo fu il mio impegno quando nel 1956 fui assegnata alla scuola materna della Rinnovata. Lo fu maggiormente quando dal 1968 al 1986 divenni dirigente della scuola materna di via Don Gnocchi e, dal ’70 anche della scuola materna speciale di via Capecelatro inserita all’interno della Fondazione Pro Juventute Don Gnocchi. La vicinanza delle due scuole e il bisogno di una maggior apertura alla concretezza e alla realtà evidenziato nella scuola speciale m’indussero a considerare l’opportunità di intraprendere e condurre un vero e proprio gemellaggio, sostenute in questo dall’equipe neuropsicologica di Capecelatro e dalle psicologhe che si avvicendarono in via Don Gnocchi per i vari aggiornamenti.

Fu un’esperienza non facile, ma altamente formativa per tutti, educatrici, bambini, genitori. Ho avuto la fortuna di incontrare nelle due scuole gruppi di educatrici disponibili, motivate, creative. Insieme abbiamo cercato di approfondire e applicare, meglio vivere, i principi della Pizzigoni cercando nel contempo di seguire l’evoluzione dei tempi senza perdere mai di vista i principi stessi”.

Sandra Chistolini, “La scuola raccontata dai Maestri. Dalla intercultura alla cittadinanza“, Roma, Kappa, con CD , 2010, pp. 29-30 – ISBN 978-88-6514-031-4

FONDO PIZZIGONI

Estratti dai Diari di Sara Bertuzzi

“Tutto ciò che può costituire un motivo anche minimo di interesse, una esperienza concreta, anche se fuggevole, di reciprocità in questo sforzo di convivenza a cui ci stiamo avviando cerco di sottolineare con tono leggero alimentando un clima che sin dall’inizio vuole essere gioioso perché di gioia e di sicurezza ha bisogno il bambino per inserirsi con fiducia”.

“Ho messo sul tavolo delle piante, una scatola suddivisa in varie parti e contenente semi diversi. Aspetto che sia notata dai bambini. Infatti dopo alcuni giorni l’attenzione si polarizza su quei semi. Esperimenteremo la diversa germinazione dei semi e noteremo l’influenza della luce in questo processo. Alcuni semi sono messi infatti a germogliare al buio per effettuare il confronto. I bambini si avvicenderanno a spiare ogni giorno il minimo mutamento”.

“In questo mese ci sono state molte giornate nuvolose, di pioggia e di vento. I bambini osservano attraverso le vetrate, quando non è possibile all’aperto, i mutamenti atmosferici e stagionali. Tutto cambia: il cielo, le nubi, le luci, le ombre, gli alberi, le foglie. Sono impressioni cromatiche, dinamiche, termiche. Ognuno coglie e ritiene ciò che gli è confacente e lo esprime graficamente, plasticamente, verbalmente nelle svariate circostanze”.

“Sezionare i fiori caduti per ricercarvi il pistillo e l’ovario (ovviamente ben pochi ritengono i termini esatti) fa parte di una attività che è gioco, divertimento, ricerca e conoscenza insieme”.

Perché la lana è unta? Che cosa contiene? A che serve la lanolina?
Veramente l’entusiasmo e la gioia dei bambini nascono dalla viva partecipazione a tutte queste meraviglie della natura e del mondo”.

“Riccardo ha mantenuto la prerogativa di naturalista, già rivelata lo scorso anno. Il più minuscolo seme, la più piccola foglia non sfugge alle sue ricerche e le sottopone poi all’osservazione mia e dei compagni con raggiante felicità”.

“Il bisogno naturale della gioia è nel bambino allo stato genuino e primitivo, prepotente e generico. Quando raccontano le storie vere, oltre a riconoscere il carattere di veridicità dei fatti, i maggiori ne definiscono il carattere del contenuto: triste, famoso, allegro, buffo; e, sempre, dopo qualche fatto triste tutti anelano ad ascoltarne uno gioioso e divertente. I bambini disegnano spesso i loro pupazzi con le braccia alzate: ‘perché?’ Rispondono: ‘Sono felici, contenti’. E ne esprimono la ragione, ad esempio: ‘C’è il sole’”.